mercoledì 28 ottobre 2009

Finestra cheSopravviveremo ai fatti di oggi di ieri e aLvErMeSoLiTaRiO che inquinerà un domani (io mi ascolto il Drago Verdolino)

Faccio un'eccezione, metto un video, e faccio assomigliare questo blog a un blog dove mettono anche i video.

Venduto lo so.

Maledette eccezioni, ti danno ma poi si riprendono tutto e ci fanno pure la cresta. Che poi ti voglio a giustificare tutto il resto per tutto il tempo che ti rimane per giustificarti.

Vabbè, rimandiamo il problema e Parliamo di

Integrazione, sicurezza e paure: il Camper

in via Padova

La redazione mobile ascolta i cittadini nella via più multietnica del capoluogo lombardo Tutti i video

Di la tua sul forum Berlusconi:toghe comuniste Telefonata in diretta

a Ballarò. Attacco anche alla Rai: «Siete di sinistra»

Puntata record: cinque milioni di spettatori Agassi rivela:«Ho preso droghe

pesanti

e mentito>> Fisco,la Svizzera protesta con Roma

Convocato a Berna il nostro ambasciatore dopo le ispezioni nelle filiali elvetiche. Lo sfogo

del ministro dell'Interno: «Da Roma

atto discriminatorio>> La maledizione del Vasari.

I russi non comprano più Scomparsi in pochi giorni il venditore dell’archivio e

cliente: un affare da 150 milioni Yves Saint Laurent, il

defunto

che fa guadagnare di più Lo stilista francese primo nella lista dei

vip scomparsi che continuano a incassare. Francesco Tricarico. Il Drago Verdolino



giovedì 22 ottobre 2009

Finestra di TERRA BATTUTA

One two three four,

five six seven.

Good children go to Heaven

R.R 1984


Tu che fai?

Il giocatore di tennis, gioco a tennis e mi alleno nudo.

Per una pallina gialla e tanto amore su campi colorati.

E sudo.


Io invece lavoro faccio procreo e mincazzo

e guardo la tv sperando di vederti toccare,

sperando di sognarti spostare la pallina gialla

in un punto in cui nessuno andrà mai a cercare.


E tu che fai?

Io faccio la ragazza

faccio la ragazza che pulisco il culo ai vecchi

Vecchi non miei, vecchi che non me ne frega un cazzo

quando stiro.

Vecchi che poi mi ci affeziono

come alle bambole di pezza

e li vizio e aspetto che poi muoiono.


Dovere di sconosciuto.


Faccio questo, dalla sera alla mattina.

In memoria di me.

Sperando dentro che collassi,

sperando che sia solo un buco nero cheil resto trascini dentro

che sia solo un film dove io sono sul letto e guardo.


Moralismo? Nononono.

Basta che poi non parliamo di piercing, di canne

di statistici, di grafici,

di vita e di morti miracolose

di diritti civili di alcol di stato

che prima ti mette il diritto e poi te lo toglie,

di scegliere di mettersi le mutande o no la notte.


O di assassinare gli assassinatori.

Come ci fosse una morale comune per la guerra all’uccidersi.

Quotidianamente.

Come ci fosse una cura più adatta di un’altra

alla volontà di riempirsi.

Al quotidiano piacere di estinguersi.

domenica 11 ottobre 2009

Finestra sull'Io invece mi chiedevo perchè (domani sarò un nano che gironzola)

Finestra di Pierinoeillupo scritta per il meraviglioso blog del collega A.M.Raimo:

Articoli per Modena e altre destinazioni

il rasoio sulla città


Io invece mi chiedevo perchè (domani sarò un nano che gironzola)

Io che mi lamento sempre del tempo che passare, in realtà stavolta non mi volevo lamentare, per non fare di lamentarsi in due uno dopo un altro che sicuramente si sta lamentando, che poi io sono il secondo e ci rimetto, se è vero che gli altri si ricordano tutti solo dell'ultimo a lamentarsi.

Piuttosto io invece mi chiedevo perchè, ricordando un ricordo di laltroieri, che nonostante io viva a Roma e non a Modena pure a Modena me lo sarei chiesto comunque, laltra mattina mi sono aperto gli occhi con questa frase stampata nel muro di fronte:

Dopo Cristo si è fermato a Eboli, Cristo! ha pareggiato l'Empoli.

Il punto è questo (1-1 forse)

io non ho mai letto il libro in questione (Cristo si è fermato a Eboli), e io ho non mai nemmeno visto l'Empoli giocare (Cristo, hapareggiato l'Empoli) manco per sbaglio, (forse per sbaglio una volta che c'era Riganò di punta, ma forse era la Florentia Viola, la squadra degli scarpari) quindi figurarsi sapere se ha pareggiato vinto o perso;

ma poi quando? che era un martedì mattina, manco fosse stato un lunedì mattina, che il giorno prima si passano le ore tra un frizzo, due tiri, una traversa, un palo gol non gol, e l'assuefazione rassicurante da "Domenica tanto non conta come giorno".

Lì ci può stare che ti svegli la mattina con gli incubi (e l'arsura) per una vita buttata nel ripostiglio. Invece era un martedì.

Ora il punto è questo.Vogliamo pensare che sia stato solo un fatto di associazioni di paroli che porti a uni di concetti? Creato dalla mente arsa di un personaggio arso pure dal lunedì sera? Come uno che miraggia nel deserto di lunedì sera?

Mi pare un pò noioso pensarlo per quanto possa essere tranquillamente vero, per cui ho fatto presto a cancellare questo mio pensarlo tale (che poi dimenticarmi e sostituire il ricordo non è che mi riesca difficile in generale), e più o meno come su Minority Report mi pare, ho preferito che mi chiedevo perchè ho fatto questo strano incontro con queste queste strane parole, prendendole come fosse una profezia dei benserviti Maja, tutti sterminati, ma carini da ritirare fuori per queste domande nate così.

Chiedendomelo tutto ciò a questo punto

ve lo chiedo pure a voi

daltronde si incontrano incontriamo incontrino così tante cose strane nei nostri propri giorni intrecciati, puranche cose che dovrebbero essere normalmente stranissime che in realtà stranamente per noi sono la normalità,

che non credo che una piccola goccia in più ci/vi/li faccia traboccare la brocca.

E poi chissenefrega ho previsto senza dubbio, ed i Maja con me, che io domani sarò un nano che gironzola

martedì 6 ottobre 2009

La prospettiva degli specchi (di vita di morte e liquirizia in stecche di legno irregolare)

Ma respirare rimane un vizio straordinario

G.


Ai caduti cosa speri che li aspetti?

Oltre l’immaginazione,

la ricompensa.

Come agli alberi le foglie

e i loro rami spogli

aspettano di vibrare e fare frutti.


M-ai caduti cosa spetta?

Perché agli alberi le foglie

e i loro rami cadùchi,

come ai restanti che restano ricordi

da dei corpi fermi tra burrone e cielo.


Ai caduti cosa spetta?

Giàpperché agli alberi foglie

e rami cadùchi,

eai restanti abitanti sulmondolevoglie

bisogni primari secondari terziari svaghi

che restano uniti prima che li separi il mare

distratti dal cordoglio di lasciarsi prima di inciampare

e finire dentrunpozzo

pieno di desideri inesprimibili e un inespresso

di bugie sociali ma eleganti.


Ai caduti? Cosa aspetti a cadere?

Aggrappato alle foglioline,

preoccupato del tuo peso specifico soffi,

e quelle foglioline che pian piano cadono, appressattè

invano risuonano al passare del tuo soffio

e invano proseguono a spiegare il perché del perché,

del perchè a te e non a me.


Ai caduti cosa spetta?

Perché se non lo sai

tu poi lo chiedi agli alberi, le foglie

e i loro rami cadùchi

come ai restanti che restano a vivere la vita

che è un po’ come un manuale dei vari modi di cadere

che a pensarli mi squaglio come un lego

che a nuotarli mi sembrerebbe il mare di prima un lago

che a testarli tutti cadrei diretto dentral pozzo anchio

fino in fondo fino a sperare di trovarci un lume

caduto anchesso nel pozzo credendosi

di poter essere in pieno una luna.


Ai caduti alla fine cosa aspetta allora?

Dipende dalla prospettiva degli specchi.

Perché agli alberi le foglie

e i rami, prima o dopo secchi.

A me l’anarchia

la gelosia

l’abuso perpetrato

l’umorismo di come pensarmi a cadere

la liquirizia in stecche di legno irregolare

le melodie in sogni di quattro quarti

e lincomprensione spessa dei sogni la sera,

di quando cadiamo dove andiamo a cadere, in teoria

di quanto per dire il dolore non ci riguardi poi in realtà piùttanto.

Cado

se cadessi

capirei

i caduti

capirai

cadùchi.

Ai caduti?

casomai

a noi?

Dipende dalla prospettiva degli specchi,

mancando il cadere reale e la prova con gli oggetti

non vale manca

quel piccolo movimento di calore mentre cadiamo

che ci evitasse poi di evitare di evitare di cadere poi nell’infinito.

Così cadiamo tutti

così cadiamo seriali,

come capita spesso agli alberi con le foglie

e inevitabilmente anche ai loro rami.

giovedì 27 agosto 2009

Reading poetico–musicale Duettando nel colore

Comunicazione di servizio per quanti si trovino ad una data ora in un dato giorno sopra un dato punto;

e anche per tutti quelli che gli ruotano attorno.

Il giorno Sabato 29 Agosto alle ore 19,30 a Spoleto (PG), presso il Centro Culturale Poli d’Arte (Via del Duomo 27; Piazza della Signoria 5) si svolgerà il reading poetico – musicale Duettando nel colore dedicato "stranamente" ai due acromatici (nero e bianco) e ai tre colori primari (rosso, giallo e blu).

I poeti che si alterneranno alla lettura sono Elisabetta Comastri, Simone Fagioli, Sandro Costanzi, Jacopo Feliciani, Loriano Grullini (Miklo), Paola Gubbini, Federica Mosca, Paolo Parigi (Pablos) Filippo Tocchio (Pierinoeillupo) e gli attori Danilo Santi e Marija Zipancic.

Il tutto fluirà nella musica affidata alla S°B°S° ORCHESTRA: Francesco Calvani (sax), Federico Specchia (tromba), DJ S°B°S° (turntable).


mercoledì 26 agosto 2009

Finestra su un Gioco dal nome sconosciuto

Perdonate l'assenza

la vita è una giostra

e pure sto sito,

mi sa che ero sceso per andare in vacanza

provo a risalire

vediamo se ielafò.

Pierinoeillupo



Gioco dal nome sconosciuto che per comodità chiameremo “Lancia il fusto sulla bottiglia e sbrigati perché intanto gli altri bevono, e se bevono tanto vincono”


Dal Manuale di come si vive

Di Via jenner 8

A volte è difficile a volte

A volte è molto semplice a volte

A volte ci sei perfettamente, dentro di te

Altre volte ci sei perfettamente, fuori di te, e esci a cercare qualcun altro che ti dia valore.

Se non ci fosse più nessuno accanto a te

e nessuno più davanti a te,

e più nessuna birra ai tuoi piedi su cui abbassarti

e nessun arbitro che ti osservi da fuori,

a quel punto tu, per cosa correresti?

Magari fosse tutto un gioco.

Certe volte penso sia così


Gioco

Allora c’è questo giochino che ho imparato in Austria che è veramente divertente e socievole, ci possono giocare tutti basta che gli stiano simpatici gli austriaci, e amino bere tanta birra e che questa preferibilmente amenochenonsietetantoricchi, costi poco.

Sennò altrimenti chi vuole può anche tralasciare i prerequisiti e stare a lato a guardare i professionisti che giocano al posto loro, mimando per passare il tempo, ad esempio i gesti tipici degli strumenti di una rock band.


Accessori per il gioco

8 esseri umani

8 birre da 50 cl almeno, preferibilmente Ottakringer

Un fusto da 5 litri di birra accartocciato e vuoto

Una bottiglia di plastica da un litro e mezzo semivuota, solo perché se è vuota poi basta che tira vento e rischia di cadere

Un arbitro

Uno scopettino da cesso

Tanta gente ai lati che beve, fa casino e prende in giro i perdenti con insulti goliardici


Spazio di gioco

Rettangolo, preferibilmente una strada, pochi metri X un po’ più di metri, l’importante è che vengano continuativamente rispettate le proporzioni, a costo di spostare il campo se i giocatori barcollando si spostino in fieri


Tempo di gioco

Incalcolabile, in quanto dipendente dal numero di manche che si vogliono svolgere, ovvero dal numero delle birre da stappare

Di solito se ne bevono tante quindi per comodità diciamo “lungo”.


Svolgimento del gioco

Gli 8 giocatori, potenzialmente sobri (o quantomeno ad uno stesso livello di esposizione alcolica), si dispongono sul rettangolo di gara allineati sui lati corti, quattro da una parte e quattro dall’altra a circa tanti metri di distanza squadra da squadra.

Ogni giocatore pone ruttando la lattina di birra (fresca o calda a piacimento) ai propri piedi, mentre l’arbitro imparziale, spazzolone in mano, posiziona la bottiglia in plastica al centro del campo a equidistanza dai due schieramenti.

Come ultimo step prima dell’inizio del primo turno, viene scelto a sorte, ma anche tramite schiaffi o litrate di killer machine (strumento composto da un tubo, un imbuto e della birra) la squadra lanciatrice che per prima inizierà l’incontro.

Questo passo è molto importante perché può dare un vantaggio temporale, seppur relativo, alla squadra prima estratta.

A questo punto la situazione iniziale appena precedente la spazzolata di avvio dell’arbitro è la seguente: da una parte sarà posizionato il primo lanciatore della squadra lanciatrice, il quale avrà in mano il fusto di birra con cui tentare di colpire la bottiglia posta al centro del rettangolo di gioco; dall’altra due giocatori avversari dovranno essere pronti e scattanti, non appena il lanciatore avrà rilasciato dalle mani il fusto, a correre verso il centro, uno per recuperare il fusto e riportarlo a casa base, l’altro per riposizionare la bottiglia nel suo punto originale.

Fintanto che i due membri della squadra avversaria non siano entrambi tornati ai loro posti iniziali, e l'arbitro con la relativa spazzolata non abbia sancito la fine del turno, la squadra lanciatrice nella sua interezza dovrà stappare le birre ai propri piedi e cercare di bere e ruttare più birra possibile nel tempo a disposizione.

Nel caso il lanciatore dovesse mancare con il proprio lancio la bottiglia, la propria squadra perderebbe il diritto alla possibilità di bere relativamente a quel turno e il fusto passerebbe alla squadra avversaria.

In ogni caso al termine di ogni turno il fusto passa alla squadra avversaria, e tutte le operazioni di gioco vengono ripetute specularmente.

Ogni volta che un giocatore termina la propria temporanea lattina di birra durante il proprio turno di lancio, dovrà dimostrarlo al giudice di gara ruttando e voltando a testa in giù la lattina (o schiacciandola a terra) per verificarne effettivamente la mancanza di contenuto.

Una variante della verifica prevede anche che il giocatore si avvicini al proprio avversario diretto più grosso e/o all’arbitro schernendolo con un ghigno e festeggiando a braccia alzate e mani semiaperte, ad invocare il dio del rock ‘n roll.

Eventuali dispute e risse sono, nell’ambito del possibile, da considerarsi parte del gioco e la loro risoluzione resta a pura discrezione dell’arbitro o al massimo della grandezza fisica e durezza dei concorrenti.

Vince la singola manche la squadra che per prima, con tutti i propri membri effettivi, termina completamente le birre ai propri piedi.

mercoledì 12 agosto 2009

Accadde Domani

Da Il manuale di come si vive

di Via Jenner 8

Capitolo: Cristo, una vita da mediano


Non controllo i miei soldi?

Non li difendo da te?

Ok non ho il controllo di me stesso,

Ma che cosa devo controllare?

Se controllo, amico mio, vuol dire che non mi fido

e se non mi fido

vuol dire che ho sbagliato tutto. Tanto.

Io mi fido di te

e se ho sbagliato tutto, Tanto

vorrà dire che i soldi serviranno a pagare il mio sbaglio.

Questo perché


quando quelli chiesero a Cristo:

Perché continui a comportarti così, continui a fare quello che fai,

tutti intorno si aspettavano di ascoltare la verità.

E Cristo rispose con la sigaretta in bocca, sapendo che non gli avrebbero mai creduto:

Perché ormai non posso più tornare indietro.


Vorrei essere un altro

Invece rimandai a domani


Vorrei essere libero

Ma con tanti schiavi al seguito


Vorrei vederti in piedi

Per chiedermi di passare il detersivo negli angoli strisciando


E affrontare il mare

Senza ci fosse quella scomoda linea di confine

Che tanti dubbi mi dà


Vorrei un albero

Per raccogliere il primo peccatore mentre cade


Ed costruire il nido sull'albero, con la scala

Prima che lo faccia il sole senza scala


Guardare un vecchio cieco negli occhi

Per ascoltarmi

Viandante come in un film di Pasolini Paolo


Sdoganare le paure

Come fossero baiocchi da pucciare

Da arrivare ad odiarli guardandoli nuotare a due a due


A questo punto, non potendo tornare indietro

che ti devo dire, resto solo un folle

Un folle con la mia scarica di ormoni da occidente

Come siamo folli in chiesa

Con un vangelo da scout

Che sia frusta e che sia caronte


Vorrei abusare del male

Per poi espiarmi sdraiato in spiaggia sotto un pretesto


Ad uno ad uno deglutire i sassi

Senza poi operarmi per estrarli


Tornare indietro

Per correre ad arrivarmi avanti


In prima fila per sparare ai deboli

In prima fila sparare ai forti


Restare in piazza al centro

In piazza fino all’alba solo solamente


Abbracciarti come fossi cera io

Sperando di scottarti tu

E aspettare che ti calmi con sù degli occhi dolci


A questo punto non potendo tornare indietro

resti solo poco più di un pazzo

Un pazzo con uno scettro di norme a carico

Come lo siamo matti

Matti con un nome ben in vista sull’ addome


Dal primo all ultimo

Chi lo sa

Che mi avverta

Chi lo trasmette

Chi lo aspira piano piano

Dal tubo della serratura

EcChiSsi dispera

E piange lacrime dalmata

Lo faccia con dignità

Chi ci mangia

E Chi ci sfama

Chi ci suonaforte

E chi lo ascolta assente

Tanto chi comanda

Alla fine affonda

E non resta nientunque

Neanche chi ci spera sopra


che la realtà alle volte

si trasforma da sola,

che la realtà alle volte

si trasformi da sola

Ti regala le uova e te le spacca

Un giorno ti sveglia

E non sei nemmeno più tu

Non sei nemmeno di carne

Nianche vero

Libero di tirare una corda ricorda

Di Comprati una penna che scriva dappertutto

E segnati con molta calma a giorni alterni

senza aspettare l'epifania

i battiti sul calendario